Ringrazia ogni giorno, Aiuta e ama gli altri, Preparati, Perdona.

Se le parole bastassero per lenire il dolore, allora questo RAPP sarebbe la canzone che tutti vorremo cantare. Ma forse le parole non bastano per superare il dolore più grande che un genitore può provare: la morte di un figlio.

“Lasciami volare papà”, scritto a quattro mani da Giampietro Ghidini, padre di Emanuele e fondatore dell’associazione Ema Pesciolino Rosso, e Marcello Riccioni che negli ultimi anni ha deciso di esplorare il mondo dei giovani, focalizzandosi sui disagi che questi vivono all’interno della società, è molto più che un libro, è un vademecum in cui gli autori danno dei consigli ai genitori e ai figli su come migliorare il loro rapporto.

“Farò in modo di guardarti negli occhi perché un genitore deve saper andare oltre le parole”. Quasi una verità tautologica, eppure – come spesso accade con ciò che diamo per scontato – una dimenticanza quotidiana. L’essere umano è fatto così: in perenne sotto assedio dal divertissement pascaliano, distratto dalle cose fintamente importanti. Il papà di Emanuele, mercoledì 16 gennaio, presso l’Istituto superiore “Mattei” di Fiorenzuola, ha ricordato ai presenti in aula magna, che ciò che davvero conta sono gli affetti. Lo ha detto prima la mattina, davanti a studenti commossi e trascinati dalla sua forte dialettica – forte perché non è facile raccontare il dolore, raccontare il ricordo che brucerà sulla propria anima per tutta la vita -, poi la sera, la sala ancora gremita di gente, questa volta i genitori. Anche loro toccati, forse turbati perché “il non ci ascoltate mai” dei figli con quel dolce sottofondo musicale che modulava le parole di papà Ghidini, era urlato troppo forte per non essere ascoltato.

Una serata ricca di emozioni, difficile non commuoversi davanti alla tragedia di un padre che parla di amore, di perdono. Una ricerca della felicità non edonistica, semmai ricca di esperienze.

Il perdono… su questa parola si è riflettuto molto. Saper perdonare è lo zoccolo duro di ognuno di noi. Perdonare gli altri è difficile, ma ancora di più perdonare se stessi.

Giampietro Ghidini ha dovuto destrutturarsi per ristrutturarsi e trovare la pace con se stesso. Ricostruisce una parte di sé tutte le volte che racconta di Emanuele, salvando in questo modo, tutti gli Emanuele che rischiano di annegare dentro i loro disagi.

Mattei’blog


Pubblicata il 18 gennaio 2019

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